Laura Visconti, Le parole la vita Edizioni Tracce, Pescara 2000

poesie

pp. 48, lire 15.000



 

 

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In questa silloge di poesie di Laura Visconti la ricerca poetica rigorosa e nitida sul piano dello stile si concilia con una riflessione sulle modalità stesse del far poesia e, più in generale, sul ruolo fondamentale del linguaggio nella formazione e nella scelta esistenziale dell'individuo.

La silloge "Le parole la vita" già dal titolo ci conduce nei luoghi in cui pensiero e linguaggio sembrano disputarsi la preminenza sulle modalità gnoseologiche, ma senza addentrarsi in dilemmi filosofici o semiologici, quasi centrando nella relazione con il linguaggio il fulcro delle scelte esistenziali di ogni individuo, il nocciolo del principium individuationis.

Una poesia così centrata sull'importanza del proprio ruolo sembra rimandare a quei grandi nomi della poesia italiana contemporanea che si muovono su simili prospettive di contenuto (penso ad Andrea Zanzotto, naturalmente, pur così lontano dallo stile dell'Autrice, e a un poeta come Valerio Magrelli), tuttavia Laura Visconti ci manifesta una originalità espressiva dello stile e una forma poetica innovativa, comunicativa e coinvolgente, senza epigonismi né particolari richiami ai modelli correnti del far poesia.

Le modalità dello stile di Laura Visconti colpiscono per l'incisività del dettato, ottenuta sia grazie all'essenzialità dell'espressione che al ritmo serrato. Le scelte lessicali privilegiano termini vicini al linguaggio quotidiano, per permettere anche al lettore meno acculturato una fruizione consapevole. Ma lo strumento retorico più utilizzato è probabilmente l'allegoria, con il suo particolare sapore di allusione apparentemente senza contenuto, ma in realtà aperta ad un secondo livello di lettura (e di significato) che arricchisce il testo di rimandi espliciti e impliciti, di echi e suggestioni. Un esempio: "Residui / briciole / spiccioli / è ciò che resta / nelle mani / dopo gli sprechi / immani / di prodiga / letizia / di feroce / avarizia" (p. 33) in cui una possibile critica a un vuoto materialismo è velata da un primo livello di lettura esistenziale e autobiografico.

L'Autrice dimostra, con questi strumenti espressivi, che è possibile mantenere la pluralità dei significati pur nella comunicatività della forma e del linguaggio, che è possibile oggi scrivere una poesia complessa pur conservando la "leggibilità" del testo.

  Nicoletta Di Gregorio