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Dalla premessa di vito Moretti: "[...] Si tratta [...] di un
lavoro assai utile, che ripercorre le tecniche compositive del Pescarase e
che mette in luce la tendenza all'«osservazione» e alla «descrizione» con
cui il poeta cercava di sottrarsi alle modalità esauste e stereotipate
della letteratura dei suoi anni e di orientare la ricerca verso il gusto
simbolico ed evocativo del Decadentismo. In questo contesto la
similitudine (e con essa la registrazione di particolari cromatici,
fisici, ecc.) ebbe lo scopo di relazionare situazioni e pensieri in più
larghe misure e nei più fantasiosi rapporti, per giungere al più esteso
possesso delle stessa natura e per dar luogo all'aristocrazia (e persino
alla mistica) della "Bellezza che - con le parole di Oscar wilde - «è il
miracolo dei miracoli». Conoscere - allora - gli indugi, i soggetti
raffigurati, le fogge delle cose delle cose, i depositi su cui si
appuntarono le attenzioni del poeta,e seguirne puntualmente le ricorrenze
esplicite o implicite e le varie riproposizioni, significa anche
addentrarsi - si capisce - nell'«officina» del poeta ed intendere meglio
la genesi, le tessiture e i princìpi dell'arte sua, per una più
documentata e corretta storicizzazione delle opere e delle
idee. [...]"
Dello stesso Autore:
Letteratura e politica in
d'annunzio fino al 1915, Tracce, 1993
Dizionario delle immagini
dei taccuini dannunziani, Tracce, 2001
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