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Dalla Prefazione di Ubaldo Giacomucci:
Michela Gusmeroli
offre un testo disincantato ma accattivante, in cui la padronanza dei
mezzi linguistici ed espressivi non si limita ad esprimere una narrazione
piana e scorrevole, ma si articola anche su un secondo piano di scrittura.
Così alla storia di un incontro si accompagna l'incontro della narrazione,
che sovverte la pratica della scrittrice che scrive in prima persona per
farne un personaggio qualsiasi, allontanando quindi il testo da ogni
pretesa autobiografia (mai così diversi Emma Bovary e il suo Autore, si
potrebbe dire parafrasando e contraddicendo Flaubert!). Sono evidenti le
corrispondenze fra l'arte visiva contemporanea e la scrittura di quasta
autrice, probabilmente vicina a certa letteratura post-moderna americana
degli anni Sessanta: la lingua è un oggetto contenuto in un quadro
descrittivo, una rinuncia alla conoscenza nella misura in cui (su lezione
di Wittegenstein) la nominazione è unicamente un surrogato dell'oggetto
nominato, non vi è messaggio se non quello che indica la realtà senza la
sua successiva rappresentazione.[...]
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