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Il noto cantautore Ivan Graziani scrisse questo romanzo basandosi sulle
proprie esperienze traumatiche del servizio militare. Ma questo libro non
è solo autobiografico: è un romanzo tenero e disperato, autentico ma
anche ricco di sogni e di fantasie, che lo trasformano in una favola
surreale, densa di significati...
"...
è un mondo continuamente sognato, evocato, è l'oggetto del dialogo dei reclusi.
Fuori si va a spasso, si mangiano cose belle e buone, ci si sdraia dopo il pranzo. Fuori c'è
tutto il mondo che è stato tuo fino all'altro ieri, gli amici che ti vogliono bene, i genitori e
i parenti, c'è soprattutto la ragazza che ti aspetta con occhi e seni reali e stupendi: direi che
proprio nella nostalgia per questo «incommensurabile fuori» sta uno dei tratti più
felici e riusciti del libro di Graziani.
Ma anche l'umanità di chi è dentro l'«arcipelago Chieti», nonostante l'assurdo che
sempre comporta un universo concentrazionario, è ricca, sfaccettata, percorsa da
umanissima follia, come da momenti di tenerezza e di pietà. Quest'ultimo sentimento
contrassegna lo stato d'animo del fante Graziani molto più della rabbia profusa a piene mani, più
forse ancora del ricordo di un mondo e di un tempo felici che ci sono stati e ancora ci sono
fuori dei cancelli. Dentro le tetre stanze non si può che parlare e litigare, inseguirei
fantasmi d'una sensualità tanto più prepotente quanto più negata, dato che nessuno, e tanto
meno una donna, potrebbe accorgersi di questo disgraziato «figlio della patria» di cui
parla la retorica a proposito del soldato, mentre in realtà tutti «si vergognano come ladri
a passeggiare con te fra le persone civili ed evitano il tuo sguardo».
Umberto
Piersanti
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