Vittoriano Esposito
La"Commedia" dantesca tra fede e dissenso

Edizioni Tracce, Pescara 2000

saggistica

pp. 120, lire 22.000



 

 

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dalla "PREMESSA" dell'Autore


Ci si potrebbe chiedere quante siano
ancora valide, oggi, delle urgenze avvertite da Dante ai primi del '300. A costo di scandalizzare, direi tutte, se la questione dei rapporti tra Impero e Papato s'intende, con terminologia corrente, trasferita nei rapporti tra Stato e Chiesa, che restano ancora le due massime istituzioni destinate a contendersi la guida morale e civile delle genti che si richiamano agli insegnamenti del Cristianesimo.
Quelle urgenze restano valide addirittura come postulazione di fede vissuta in intenore homine, al di là dell' apparato scenografico che la religione cristiana, come ogni altra religione, comporta nelle scelte provvisorie e nelle funzioni rituali della condotta esteriore.
Per intenderci meglio, esiste tuttora il rischio costante, per non dire amara certezza, di una Chiesa mondanizzata, che si alimenta di ritualismi formali e dottrinali anziché di pratiche concrete all'insegna della imitatio Christi. Si pensi, ad esempio, a quello che è accaduto di recente in occasione della beatificazione di Padre Pio da Pietralcina, a proposito della quale un critico di formazione cattolica e di consumata esperienza come Carlo Bo non ha esitato ad esprimere la sua perplessità e la sua indignazione usando parole dure come queste:
"Non metto in discussione la persona del Padre, neppure intendo ripercorrere la strada dei dubbi, dei ritardi e delle incomprensioni. Il tempo ha cancellato le polemiche e le insinuazioni. Dunque nessun dubbio sulla santità, ma molti dubbi sull'uso che è stato fatto dell'evento e che in certi casi ha sfiorato l'idolatria e la superstizione. La preparazione della festa si è trasformata in una fiera, se non in una speculazione o più brutalmente in un robusto giro di miliardi", (cfr. "Corriere della Sera", I maggio 1999).