Yuro De Iuliis
Mala Canso

Edizioni Tracce, Pescara 2000

poesie

pp. 64, lire 18.000



 

 

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dalla PREFAZIONE

Le poesie di Yuro De Iuliis si impongono per la coerenza del linguaggio e la nitida forza espressiva dello stile, allo stesso tempo composto e garbato ma essenziale, privo di retorica ma proprio per l'estrema consapevolezza della forma poetica.
E' senz'altro raro trovare un giovane con una tale capacità espressiva e una così lucida ricchezza di invenzione, frutto di creatività ma anche di "labor limae", di sapiente utilizzo dei codici linguistici.
Naturalmente ciò non può che essere il frutto di un confronto con le migliori ricerche poetiche contemporanee, dal quale l'Autore sa però distaccarsi per originalità della ricerca e la novità dell'espressione.
Emergono in particolare da una lettura più attenta quegli squarci surreali che testimoniano di una dimensione simbolica vitale e ricca di riferimenti e di significati, quasi lacerti di una rielaborazione del vissuto,
che permette all'Autore di rendere allegoriche tutte le testimonianze tratte dalla vita  quotidiana.
In questo testo osserviamo quindi sia una sorta di "riduzione dell'io lirico" (come teorizzato in alcune poetiche contemporanee) che la valorizzazione del nucleo più riposto, più intimo del linguaggio.
In effetti molti poeti contemporanei cedono alla seduzione di quella terra di nessuno che sembra posta tra il silenzio e il dire, tra l'indicibile e ciò di cui non si può tacere (cfr. A. Pimenta, "Il silenzio dei poeti", Feltrinelli).
Grazie a questa seduzione il lettore è condotto di fronte alla necessità di quella "dolente contemplazione della vita" di cui ci parla l'Autore in poche e concise note sul testo, che troviamo al termine della silloge.
Ma il riscatto per il lettore è proprio nella riflessione esistenziale che trasfigura il mondo e gli eventi in una più ampia dimensione simbolica.
Pur nell'amarezza delle sue riflessioni, l'Autore ritrova così l'acquisizione del senso della vita nella profondità dell'essere umano, quel senso dell'esistere confrontandosi con "l'argento invalicabile" del mondo, che spesso sfugge agli obiettivi limitati della nostra vita quotidiana.

Ubaldo Giacomucci