Diana Conti
Nostalgia senza oggetto

Edizioni Tracce, Pescara 2005

poesia

pp. 131, € 10,00



 

 

 

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            Tra i molti livelli di lettura del poemetto “Nostalgia senza oggetto” emergono in particolare i riferimenti simbolici alla mitologia e all’antropologia culturale: la mitologia olimpica esprime il superamento della “Religione Mediterranea” e del culto della Grande Madre, la vittoria delle divinità celesti, con un marcato carattere maschile, sulle divinità e forze Ctonie, legate alla profondità della Terra e dell’Oceano, aventi un carattere femminile.
Le divinità celesti saranno più indipendenti dalle vicende della generazione, contrariamente alla religiosità di tipo ctonio e agrario, che accentua l’intimo legame fra le Divinità, gli uomini, gli animali e le vicende della vegetazione. L’accentuazione dell’aspetto olimpico implica una rimozione dell’aspetto ctonio-agrario e la natura ne esce completamente desacralizzata, distaccata dalla “Grande Madre”, ma ugualmente lontana dalle figure maschili.
Gli uomini ora vivono il culto degli Dei Olimpici, alla luce del giorno, ma hanno perso l’Aura Magica di partecipazione mistica che li stringeva in un caldo e intimo abbraccio. Dopo pochi secoli gli Oracoli tacciono, la Pizia muore, e gli uomini sono abbandonati a se stessi, alle loro incertezze e alla loro solitudine.
L’Io è il traguardo storico di questa precarietà, testimoniato nel testo dall’uso costante del pronome della prima persona singolare.

Ubaldo Giacomucci

           

 

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