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dalla PREFAZIONE
Paolo
Canù si propone al lettore con questa prima silloge di poesie
pubblicata in volume,
facendosi notare per la validità della ricerca
poetica che compone una
raccolta di poesie organica e unitaria sia per lo
stile che per il
linguaggio.
L'Autore si esprime
spesso in modi apparentemente ludici, fornendoci
tracce di un tessuto
linguistico di grande suggestione e di estrema
complessità semantica.
Un testo, questa "Luna pazza", che già dal titolo
non concede nulla ad un
lirismo elegiaco o a una poesia ancorata
all'auto-compiacimento
narcisistico. La "Luna pazza" è infatti quella luna
che si vede anche di
giorno, quasi fuori posto, eccentrica rispetto al
nostro vivere quotidiano.
Ci si conceda quindi di
ricordare, a proposito di questa poesia, quel
concetto di
"decentramento dell'io" che, in un ambito di riflessione critica
sviluppatosi alla fine
degli anni '70 e poi negli anni '80, accomunava
poeti pur così diversi
tra loro come Cesare Viviani, Tomaso Kemeny,
Giuseppe Conte. Poeti che
si ritrovavano non a caso in un comune
progetto antologico
("La parola innamorata", Feltrinelli 1978) che, pur
nella difficoltà di
definire una comune area teorica, si poneva
indubbiamente in quegli
anni come la proposta più significativa e
innovativa della poesia
italiana. E così ne "La parola innamorata" trovano
spazio autori a tratti
ludici e ironici, che accompagnano, proprio come il
nostro Autore, l'ironia
al simbolo, il gioco verbale alla densità metaforica
del testo.
Ma chiediamoci ora che
cosa motiva questa nuova poesia, che nella forza
dell'espressione ritrova
anche il gusto per una dimensione innovativa e
scanzonata della ricerca
poetica. Sembra che il semplice liberarsi dal
vizio dell'accademismo
non spieghi completamente il fenomeno: in Paolo
Canù, ad esempio, al
fondo del simbolo si trova comunque una
dimensione drammatica, ma
è proprio il fedele rivolgersi a "Nostra
Signora Libertà" (e
a volte anche a "Madre Terra") che fa del poeta un
uomo spirituale ma
assolutamente laico, un uomo che ha fiducia nelle
forze della natura e
nelle potenzialità umane.
Ecco dunque la
"parola innamorata": innamorata non tanto di se stessa,
quanto delle potenzialità
espressive dell'uomo, che al fondo dell'anima
sa bene (come ci insegna
Paolo Canù) che l'unica Signora e padrona è la
Libertà, perché non
tollera signori né padroni al di sopra di se stessa.
Ubaldo Giacomucci
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