Paolo Canù
Luna pazza

Edizioni Tracce, Pescara 2000

poesia

pp. 32, lire 12.000



 

 

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dalla PREFAZIONE

 

Paolo Canù si propone al lettore con questa prima silloge di poesie pubblicata in volume, facendosi notare per la validità della ricerca poetica che compone una raccolta di poesie organica e unitaria sia per lo stile che per il linguaggio. L'Autore si esprime spesso in modi apparentemente ludici, fornendoci tracce di un tessuto linguistico di grande suggestione e di estrema complessità semantica. Un testo, questa "Luna pazza", che già dal titolo non concede nulla ad un lirismo elegiaco o a una poesia ancorata all'auto-compiacimento narcisistico. La "Luna pazza" è infatti quella luna che si vede anche di giorno, quasi fuori posto, eccentrica rispetto al nostro vivere quotidiano. Ci si conceda quindi di ricordare, a proposito di questa poesia, quel concetto di "decentramento dell'io" che, in un ambito di riflessione critica sviluppatosi alla fine degli anni '70 e poi negli anni '80, accomunava poeti pur così diversi tra loro come Cesare Viviani, Tomaso Kemeny, Giuseppe Conte. Poeti che si ritrovavano non a caso in un comune progetto antologico ("La parola innamorata", Feltrinelli 1978) che, pur nella difficoltà di definire una comune area teorica, si poneva indubbiamente in quegli anni come la proposta più significativa e innovativa della poesia italiana. E così ne "La parola innamorata" trovano spazio autori a tratti ludici e ironici, che accompagnano, proprio come il nostro Autore, l'ironia al simbolo, il gioco verbale alla densità metaforica del testo. Ma chiediamoci ora che cosa motiva questa nuova poesia, che nella forza dell'espressione ritrova anche il gusto per una dimensione innovativa e scanzonata della ricerca poetica. Sembra che il semplice liberarsi dal vizio dell'accademismo non spieghi completamente il fenomeno: in Paolo Canù, ad esempio, al fondo del simbolo si trova comunque una dimensione drammatica, ma è proprio il fedele rivolgersi a "Nostra Signora Libertà" (e a volte anche a "Madre Terra") che fa del poeta un uomo spirituale ma assolutamente laico, un uomo che ha fiducia nelle forze della natura e nelle potenzialità umane. Ecco dunque la "parola innamorata": innamorata non tanto di se stessa, quanto delle potenzialità espressive dell'uomo, che al fondo dell'anima sa bene (come ci insegna Paolo Canù) che l'unica Signora e padrona è la Libertà, perché non tollera signori né padroni al di sopra di se stessa.  

Ubaldo Giacomucci