|

per richiedere il
libro contrassegno invia una E-mail cliccando sull'immagine che segue...

Per andare ad altre pagine del sito:
Le
attività e le iniziative culturali
I
libri delle Edizioni Tracce
Torna
alla home page delle Edizioni Tracce
|
Nella
raccolta di poesie di Antonio Alleva troviamo una scrittura che
testimonia
la coerenza stilistica e la qualità della ricerca poetica.
L'Autore
offre al lettore una sorta di espressionismo dello stile, che
subordina
il linguaggio alle esigenze ritmiche e simboliche, quasi a voler
piegare
il linguaggio quotidiano all'impeto espressivo e comunicativo del
testo.
La
poesia assume a volte toni narrativi, altre volte mostra sfumature
lievemente
ironiche, in un colloquio con il lettore che è basato sulla
cadenza
e sulla sonorità del testo, che veicolano contenuti comunque
legati
alla dimensione interiore dell'autore.
Ma
particolarmente significativo è il riferimento che troviamo nel titolo
alla
figura di Bartleby, il protagonista del romanzo breve "Bartleby lo
scrivano"
di Melville. Questo romanzo breve o racconto lungo,
considerato
da alcuni critici uno dei migliori in assoluto in questo genere
narrativo,
ha ispirato molte riflessioni di grande spessore filosofico e
culturale:
per tutte, ricordiamo la recente pubblicazione "Bartleby. La
formula
della creazione" (Quodlibet, Macerata, 1993), che raccoglie due
saggi
di Gilles Deleuze e Giorgio Agamben, tra i più importanti filosofi
contemporanei.
La
figura di Bartleby è particolarmente emblematica, perché l'Autore la
assume
a rappresentare il proprio alter ego, allegoria del poeta che si
estrania
dalla realtà della vita quotidiana per inseguire qualcosa di
misterioso,
di indicibile con il linguaggio comune. Nel testo di Melville
Bartleby,
infatti, ripete la formula "I would prefer not to" (preferirei
di
no),
unica frase pronunciata per esprimersi nei confronti del mondo, che
nella
sua enigmaticità rappresenta una formula che sintetizza un
atteggiamento
di progressivo distacco dagli affanni e dalle cure
dell'esistenza.
Il
poeta sembra essere visto, pertanto, come l'unico capace di assumere
contemporaneamente
sia una posizione critica nei confronti del
linguaggio,
che nella sua formulazione quotidiana è comunque
insufficiente
a esprimere la complessità della vita interiore, che una
sorta
di opacità, di indifferenza, di ineluttabile diversità nei confronti
della
società di massa.
"Perché
il romanziere dovrebbe sentirsi obbligato a spiegare il
comportamento
dei suoi personaggi e di darne ragione, mentre la vita,
per
parte sua, non spiega mai nulla e lascia nelle sue creature tante zone
oscure,
indiscernibili, indeterminate che sfidano ogni chiarimento? E' la
vita
che giustifica, non ha bisogno di essere giustificata" (Gilles
Deleuze,
op.
cit., p. 29). In
questa insufficienza della razionalità e dell'uomo, che non possono
spiegare
il mondo e neppure se stessi, che Bartleby forse trova il suo
principio.
Ubaldo
Giacomucci
|
|