Antonio Alleva, Le farfalle di Bartleby Edizioni Tracce, Pescara 1998

poesie

pp. 80, lire 18.000



 

 

per richiedere il libro contrassegno invia una
E-mail cliccando sull'immagine che segue...

 

 

 

 

 

 

Per andare ad altre pagine del sito:

Le attività e le iniziative culturali

I libri delle Edizioni Tracce

 

Torna alla home page delle Edizioni Tracce

 

Nella raccolta di poesie di Antonio Alleva troviamo una scrittura che testimonia la coerenza stilistica e la qualità della ricerca poetica. L'Autore offre al lettore una sorta di espressionismo dello stile, che subordina il linguaggio alle esigenze ritmiche e simboliche, quasi a voler piegare il linguaggio quotidiano all'impeto espressivo e comunicativo del testo. La poesia assume a volte toni narrativi, altre volte mostra sfumature lievemente ironiche, in un colloquio con il lettore che è basato sulla cadenza e sulla sonorità del testo, che veicolano contenuti comunque legati alla dimensione interiore dell'autore. Ma particolarmente significativo è il riferimento che troviamo nel titolo alla figura di Bartleby, il protagonista del romanzo breve "Bartleby lo scrivano" di Melville. Questo romanzo breve o racconto lungo, considerato da alcuni critici uno dei migliori in assoluto in questo genere narrativo, ha ispirato molte riflessioni di grande spessore filosofico e culturale: per tutte, ricordiamo la recente pubblicazione "Bartleby. La formula della creazione" (Quodlibet, Macerata, 1993), che raccoglie due saggi di Gilles Deleuze e Giorgio Agamben, tra i più importanti filosofi contemporanei. La figura di Bartleby è particolarmente emblematica, perché l'Autore la assume a rappresentare il proprio alter ego, allegoria del poeta che si estrania dalla realtà della vita quotidiana per inseguire qualcosa di misterioso, di indicibile con il linguaggio comune. Nel testo di Melville Bartleby, infatti, ripete la formula "I would prefer not to" (preferirei di no), unica frase pronunciata per esprimersi nei confronti del mondo, che nella sua enigmaticità rappresenta una formula che sintetizza un atteggiamento di progressivo distacco dagli affanni e dalle cure dell'esistenza. Il poeta sembra essere visto, pertanto, come l'unico capace di assumere contemporaneamente sia una posizione critica nei confronti del linguaggio, che nella sua formulazione quotidiana è comunque insufficiente a esprimere la complessità della vita interiore, che una sorta di opacità, di indifferenza, di ineluttabile diversità nei confronti della società di massa. "Perché il romanziere dovrebbe sentirsi obbligato a spiegare il comportamento dei suoi personaggi e di darne ragione, mentre la vita, per parte sua, non spiega mai nulla e lascia nelle sue creature tante zone oscure, indiscernibili, indeterminate che sfidano ogni chiarimento? E' la vita che giustifica, non ha bisogno di essere giustificata" (Gilles Deleuze, op. cit., p. 29). In questa insufficienza della razionalità e dell'uomo, che non possono spiegare il mondo e neppure se stessi, che Bartleby forse trova il suo principio.

Ubaldo Giacomucci