Mara Seccia
Na vulije
...e altre poesie


Edizioni Tracce, 2010
Poesia
pp. 216
€ 12,00
ISBN 978-88-7433-691-3
dimensioni cm 17x24





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…una maniera forte e suggestiva per ritornare alle radici, per provare la gradevole sensazione di sentirsi rinascere, per assaporare quasi l'orgoglio di appartenere a una gens. Perché il dialetto ridà una identità profonda, più vera di quella anagrafica, più autentica di quella che si va formando attraverso l'esistenza.

Maria Santalucia Semproni


La scrittura poetica dell’Autrice si impone per la forza espressiva e il ritmo serrato. La riproposta del dialetto indica una “lingua popolare” legata a un territorio, oltre che una vera ricerca poetica condotta attraverso la definizione di uno stile e di un linguaggio, che offre al lettore esiti di elevata qualità. La scelta coerente del dialetto abruzzese anziché dell’italiano diventa quindi un’operazione linguistico-lessicale che individua un’impostazione stilistica originale, ma soprattutto una dimensione culturale. Come molti studiosi hanno sottolineato, certe forme linguistiche sono state create dalla cultura dotta e poi si sono modificate ma parzialmente conservate nel sopravvivere in un contesto popolare, creando una sorta di “archeologia del linguaggio”. Con un’operazione di grande spessore culturale, il poeta dialettale più autentico raccoglie tali forme di memoria linguistica, che rielabora e inserisce in un nuovo contesto, arricchito da una personale cifra stilistica. Nel caso di Mara Seccia la cifra stilistica è decisamente caratterizzata dall’ironia e dall’autoironia, che spesso mettono alla berlina comportamenti personali e situazioni di una presunta modernità conformistica e vacua. Un valore particolare al dialetto è stato attribuito solo in tempi relativamente recenti: vale a dire da quando si è avuta piena consapevolezza della netta predominanza di una lingua, quella nazionale, su ogni altro tipo di lingua parlata. Affinché i dialetti non scompaiano, diventando lingue morte, si è tentato e si tenta di studiare e recuperare appieno il senso culturale della parlata locale, anche in chiave di un recupero delle radici e dell’identità regionale. In questo senso si muove anche la ricerca poetica di Mara Seccia, che ci propone una delle migliori formulazioni della poesia dialettale abruzzese.

Ubaldo Giacomucci


Mara Seccia è nata e vive a Pescara. Ha insegnato nella scuola primaria amando molto il suo "mestiere di maestra" e ha imparato dai bambini l'importanza e la bellezza del vivere insieme, di essere amici, di saper sorridere.
Da sempre profondamente legata alla poesia, da alcuni anni ha riscoperto la genuinità, l'espressività della lingua dialettalo nella quale ritroviamo la memoria, l'antica saggezza, le consuetudini di vita quotidiana e l'arguta filosofia popolare della nostra gente.
Considera l'"antica parlata" strumento di difesa di una identità storica e individuale, di una tradizione culturale, di una coralità che non si possono ignorare. Essa è la voce di un mondo che rischia di perdersi, in grado però di lasciare un'eredità etica che l'uomo moderno ha smarrito: la consapevolezza di appartenere ancora alla propria piccola realtà con quell'insieme di sensazioni, sonorità, fantasie espressive che il dialetto ci sa mettere nell'animo
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