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Raffaele Rubino
Il tempo è (un) poeta

Edizioni Tracce, 2012
Poesia
collana "Anamorfosi"
pp. 48
€ 10,00
ISBN 978-88-7433-806-1
Dimensioni cm. 21x14,5




In copertina: Freestyle di Christian Serafini




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Dalla prefazione di Ubaldo Giacomucci:

Raffaele Rubino testimonia un percorso di ricerca poetica attraverso liricità e tensione esistenziale, percorso nel quale la forza del dettato si articola in maniera suggestiva con uno stile nitido, dalla forma essenziale.
L’Autore dimostra così attenzione anche alla chiarezza espressiva, offrendo al lettore una poesia scorrevole, ricca di contenuti.
Attento anche alla dimensione etica, oltre che a quella estetica, l’Autore esprime il suo orizzonte poetico con forza e con coerenza, obbedendo a un proprio codice di norme stilistiche che si distende in una forma compassata e incisiva.
Ma la dimensione prevalente è comunque quella del simbolismo. Come ben sappiamo, il linguaggio simbolico è il linguaggio universale che permette di unire la conoscenza interiore a quella esteriore.
“Il simbolo è anche una categoria dell’invisibile. La decifrazione dei simboli ci conduce verso le insondabili profondità del respiro primordiale, il simbolo collega all’immagine visibile la parte dell’invisibile intuita occultamente (Paul Klee in “Teoria della forma e della figurazione”, Milano 1952, vol. I.).
La poesia è concepita come un messaggio che giunge da lontano, come espressione di ciò che è inesprimibile, e che diventa reale e quotidiano attraverso la manifestazione poetica.


Raffaele Rubino, nato a Pescara nell’estate dell’84, ha frequentato il liceo scientifico e si è Laureato in Scienze delle Attività Motorie e Sportive presso l’Università di Chieti.
Non ancora maggiorenne, ha intrapreso una serie di viaggi seguendo la sua grande passione per la pallacanestro, praticandola come atleta semiprofessionista in Sicilia, Calabria, Campania, Puglia, Basilicata, Molise e nella sua terra, l’Abruzzo. A queste avventure ha potuto aggiungere altre all’estero: Stati Uniti, Germania, Irlanda e Marocco.
Nel corso della sua carriera ha avuto modo di lavorare come istruttore sportivo con ragazzi e bambini.
A questa sua vena, decisamente orientata verso l’espressione del corpo, si contrappone un’altra che, più timidamente ed umilmente, si diletta nell’espressione dell’anima. All’età di cinque anni, infatti, ha abbracciato la prima chitarra, proseguendo fino al quinto anno nello studio dello strumento classico, presso il conservatorio musicale statale di Pescara. A circa sedici anni ha iniziato ad esternare la sua da sempre viva creatività, attraverso la composizione di brani per chitarra classica, di poesie e di canzoni, con la consapevolezza di esserne, sì, appassionato, ma mai adeguatamente immerso.
Il suo rapporto con l’arte, quindi, si potrebbe paragonare a quello di un viandante con una panchina di un belvedere: essa lo fa accomodare di fronte ad un evasivo panorama, pieno di colori, profumi, forme… che si affaccia sui sentimenti dell’io e del mondo.