Federica Rigliani
la mia Bolivia esiste


Edizioni Tracce, 2009
Narrativa
pp. 112
€ 12,00
ISBN 9788874336104
Dimensioni cm. 21x13

 

In copertina: photo & cover design Renato Minei








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Questo lavoro è dedicato al viaggio,
allo spostamento, alla migrazione.
A chi crede che viaggiare possa ridurre distanze,
abbattere frontiere, permetterci di dialogare
con ciò e con chi è diverso da noi,
e diventare per questo più ricchi.



Dalla prefazione di Ubaldo Giacomucci:

Romanzo suggestivo e coinvolgente, di ispirazione autobiografica, senz’altro realistico anche negli aspetti più visionari, che lascia emergere problematiche esistenziali e socio-culturali di grande interesse a tratti dal taglio antropologico-culturale.
L’invenzione narrativa delle email che si incrociano, in una sorta di romanzo epistolare postmoderno permette di intravedere uno sperimentalismo di grande concretezza, aderente alla realtà delle cose e alla dimensione tecnologica contemporanea (ma con una verve critica che si insinua sottilmente tra le righe).
Il romanzo, dunque, diventa un dialogo ininterrotto ricco di storie ed emozioni, ben articolato e ricco di allusioni, sempre di grande forza icastica e descrittiva, che riesce a coinvolgere il lettore con vivacità e intelligenza.
Il tema della ricerca artistica e teatrale, allegoria della ricerca del senso dell’esistenza e della forza della creatività che fonda l’identità individuale, prevale forse su altri aspetti pure importanti della narrazione.
Ogni protagonista diviene pertanto anche il simbolo di una precisa condizione umana e mostra come sia ricca di vicende e di emozioni, di sogni e di speranze quel moto interiore che ci fa diventare soggetti e non oggetti della storia umana e della nostra fragile esistenza.


Federica Rigliani, scrittrice e traduttrice, si è laureata con una tesi sul gruppo boliviano Il Teatro de los Andes. Appassionata di Bolivia e Sudamerica, militante e attivista per i diritti civili, dopo la laurea parte per Sucre, dove rimarrà per più di due anni a vivere e lavorare con il gruppo diretto da Cèsar Brie, fuorisciuto dall'Odin Teatret di Eugenio Barba. Questo teatro ha viaggiato dentro di sè prima che lei conoscesse la Bolivia, poi lei ha viaggiato sulle Ande, sola e con questo teatro. E qui inizia il suo scritto.



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