Filippo Pirro
Atacama

Edizioni Tracce, 2011
Poesia
Collana "Il foglio dell'avventura"
pp. 96
€ 10,00
ISBN 978-88-7433-742-2
Dimensioni cm. 21x14,5


In copertina: copertina elaborata dall'autore

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Il 5 agosto 2010,
a quasi 700 metri di profondità nel deserto di Atacama in
Cile,
crolla la miniera San José,
intrappolando 33 minatori che resteranno isolati dal mondo
per 17 giorni. Dopo quella data una sonda li scopre ancora vivi
e la loro liberazione
inizierà il 13 ottobre,
69 giorni dall’incidente.

Il presente poemetto nasce con l’intento di rendere omaggio a questi uomini
che hanno sofferto e lottato, al limite delle loro forze,
dando a tutto il mondo una forte testimonianza di fratellanza,
di fede, di speranza e di vita.
La sequenza degli acrostici dei nomi dei 33 minatori
riflette l’ordine temporale della loro liberazione, dal primo
all’ultimo, mediante la capsula d’acciaio Fenix.


Dalla postfazione di Sergio Soldani:
Pasquale Vitagliano cita: “La poesia civile deve muovere all’azione, partendo dalla propria identità più autentica, e non è forse il legame tra la parola e la terra l’identità più autentica della poesia civile? Se l’anima è il luogo della poesia, la propria terra è il luogo della poesia civile”.
Dopo aver letto “Atacama” di Filippo Pirro si ha la netta sensazione di essere passati per una percorso completo quanto appagante di autentica poesia civile, tanto da poter annoverare il componimento all’insegna dell’esemplarità di questo genere di poesia. La terra appunto, è l’ambiente più stretto della descrizione di una tragedia nella quale un gruppo di uomini si trova in balìa di un evento a un passo da una morte vicina e probabile, così la formidabile quanto sicura fantasia dell’autore si inserisce nel fatto reale, determina un canto avvincente, riempito da una saggezza dell’incedere del poetare che, difficilmente trova eguali.
Lo spiccato lirismo di Pirro conduce questi uomini schiacciati da un fatto inevitabile del destino, verso l’eroica figura, come eroe è l’individuo che affronta la faticosa scansione quotidiana per la sopravvivenza, il sacrificio oltre le forze fisiche.
Non è difficile perciò individuare felici analogie con il brano “Il Pianto della scavatrice” di Pier Paolo Pasolini e la illuminata vocazione di quest’ultimo, di saper coniugare con unica maestria, la leggiadria del suo naturalismo novecentesco alla denuncia sociale, alle problematiche sulle più disparate ingiustizie ai danni dei più deboli, degli oppressi. Però in Pirro è fondamentale rilevare una spiritualità che sorregge l’intero poemetto, dedicata specificamente a Dio, con evidenti e tangibili riferimenti alle Sacre Scritture, un Dio potente, che risolve addirittura in terra, il gravissimo problema venutosi a creare, un Dio ove l’affidamento umile e perseverante di gente semplice e sincera, ha trovato integro il trionfo della salvezza.

Filippo Pirro, nativo di S. Marco in Lamis, ove risiede, opera nel campo artistico oltreché letterario. Fondamentale la sua decennale permanenza a Torino negli anni Settanta che gli ha permesso di affinare le sue innate capacità espressive nei diversi campi della grafica, della pittura, della scultura, della letteratura, della musica.
Per la poesia ha pubblicato le raccolte:
La Casa del Bosco (premio città di Salerno), Quel Segreto sui Monti (premio città di Avellino e Il Prometeo d’argento città di Viterbo), Ombre tra le Doline (premio Il Barrese - città di Enna - premio città di Cortona), Natale (in dialetto, premio Regioni d’Italia Piedimonte etneo-Catania).
Ha diretto con Emilio e Michele Coco i “Quaderni della Valle”.
Nel 2004 ha realizzato col figlio Antonio un suggestivo percorso poetico-artistico nella natura del Gargano: IL SENTIERO DELL’ANIMA.
Una silloge di 10 liriche estratte dal poemetto
Asfalto Rosso ha vinto il premio Segni dei Tempi - Roma 2009 - patrocinato dal consiglio dei Ministri. Nel 2010 ha ricevuto il primo premio al certamen sul sonetto Renato Fucini dall’università di Siena, il primo premio al Vita Nova di Ravenna, il primo premio al Poeticando di Calvizzano-Napoli, il primo premio all’Altamura Demos.
Sue poesie sono presenti in varie antologie di premi letterari, ed alcune tradotte in spagnolo e russo. Numerosissimi i premi e i riconoscimenti della critica più qualificata.



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