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Francesco Muzzioli
Verbigerazioni catamoderne


Con un Sussidiarietto di lettura
di Marcello Carlino

Edizioni Tracce, 2012
Collana - Segni del Suono -
a cura di Anna Maria Giancarli
pp. 128
€ 16,00
ISBN 978-88-7433-605-0
Dimensioni cm. 24x17




In copertina: Ennio Di Vincenzo, Ok (volo artificiale)
1970-71, (quadro-oggetto vernice metallizzata, acrilico
e olio su legno sagomato, cm. 90x120)




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Dal Sussidiarietto di lettura - Parole e frasi notabili di Verbigerazioni catamoderne scelte e commentate da Marcello Carlino:

verbigerazioni

Termine scientifico non discaro agli psichiatri, s’adopera per segnalare (i benpensanti per solito stigmatizzando) discorsi sconnessi, falotici, privi di senso, non di rado ossessivi (e percussivi). Chi accosta pericolosamente psicopatologia a creatività, presceglie ad esempio Hölderlin supponendo che, ricoverato nella torre sul Neckar di Tubinga, egli verbigerasse. Verbigerare però, verbigrazia, prima ancora di migrare oltralpe (dove soprattutto si trova medicalmente testato e normato), è stato latinissimo lemma, “attante” per etimo. E che l’Apuleio dell’Apologia risulti tra i pochi a usarne, tagliato per conversari senza ordine, irregolarmente espressivi e in nessun caso eterodiretti – l’Apuleio scrittore di una tradizione anticlassica, “straniera” nell’età imperiale – vuol dire pur qualcosa; è indicativo, per sovrappiù, che egli lo faccia in un testo di autodifesa, di controversia, di pronuncia dibattimentale. D’altronde la verbigerazione, anche presso i soggetti attori di follia, perfino i catatonici, accade che si porti un tono più su, come in una requisitoria o in una concione polemica o in una pièce a destinazione pubblica di un teatro politico; di fatto in origine, giù nelle radici, vi è incistato gero, il quale è riferito apertamente alla prassi, significando imbastire, condurre, guidare. Che è lo stesso di accompagnare a proprio modo, riconvertire industriosamente, caricare di tendenziosità. Qui riempire tendenziosamente quel che appare (o quel che si spaccia per ironia, per humour) come un vuoto verbigerare. [...]



Francesco Muzzioli insegna Critica letteraria all’Università “Sapienza” di Roma.
Ha iniziato il suo lavoro negli anni Settanta, con il gruppo “Quaderni di critica”, puntando soprattutto l’attenzione sulle posizioni di avanguardia, di sperimentalismo e di scrittura alternativa, discutendole sulla scorta di una “teoria materialistica” della letteratura.
Ha lavorato poi nella redazione della rivista “Allegoria” negli anni Ottanta, poi ancora con il movimento della “Terza Ondata” e, all’inizio del nuovo Millennio, è stato tra i curatori dei numeri dell’“Almanacco Odradek”.
Come critico ha pubblicato numerosi studi, nonché lavori teorici comprendenti quadri complessivi come
Le teorie della critica letteraria (Carocci, 1994; ora in edizione aggiornata, 2005). Recenti contributi sono la polemica sul degrado della critica in Quelli a cui non piace (Meltemi, 2008), la riproposta di una analisi retorico-economica in Letteratura come produzione (Guida, 2010), e il manuale di primo approccio L’analisi del testo letterario (Empiria, 2012). Sulle tendenze in corso ha curato, per l’editore Fabio D’Ambrosio, l’antologia La catastrofe della modernità, la modernità della catastrofe (2009).
Come autore di testi creativi ha scritto poesia, narrativa e testi per il teatro. Le ultime pubblicazioni in ordine di tempo sono la satira de
Il Corto la scorta le escort (Le impronte degli uccelli, 2011; anche audiolibro nel sito La città e le stelle) e il libello Come smettere di scrivere poesia (Lithos, 2011).