In copertina e nelle pagine interne:
foto di Renato Vitturini
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Dalla quarta di copertina:
È una vita che si riorganizza intorno ai bisogni primari, a nuovi modelli e a una diversa scala sociale, svincolata dal collante della solidarietà e
dal sentimento di appartenenza da cui sono plasmate le società mature. Come L’Aquila era. Se il frigo pieno e le lenzuola nuove nel letto contano più
delle chiese sventrate e delle piazze sommerse di macerie, è già un altro luogo. Un’altra storia. Si chiamerà L’Aquila, ma rischia di non essere più
quella di prima.
Non è andata come in Friuli, dove il carattere della popolazione e una diversa ipotesi di governance riuscirono a correggere l’iniziale invadenza statale.
Non è andata come ad Ancona 1972, dove una classe dirigente illuminata impose al dopo terremoto la premessa politica di un nuovo piano regolatore.
Ma non è ancora tardi per riconoscere dignità alla dimensione urbanistica del problema e al grido di rabbia di una parte di città finalmente consapevole del
proprio ruolo. Non è tardi, soprattutto, per porre una domanda all’intera comunità regionale: l’Abruzzo se lo può permettere? Di fronte al rischio sud, può
abbandonare la sua capitale al definitivo declino, all’inevitabile deriva sociale, al peggiore saccheggio speculativo su quel che resta di una città? Che Abruzzo
sarà, consacrando la sua quinta vita alla definitiva frattura tra le due, vere regioni disegnate dalla natura?
Paolo Mastri è nato all’Aquila nel 1962. Giornalista professionista, è capo della redazione di Pescara de Il Messaggero. Ha lavorato, per lo stesso
giornale, anche nelle redazioni dell’Aquila e di Chieti. Da oltre vent’anni si occupa dei principali fatti della cronaca giudiziaria, economica e politica
dell’Abruzzo. Ha firmato inchieste sugli intrecci tra politica e affari e sugli interessi della grande criminalità, dal narcotraffico all’ecobusiness, al riciclaggio
di denaro nell’economia pulita. Per le pagine nazionali de Il Messaggero si è occupato dello scontro sindacale per le domeniche in fabbrica alla Fiat di Termoli,
delle inchieste Cirio e Parmalat, del duplice delitto di Angelo Izzo, il mostro del Circeo, a Campobasso. Ha seguìto il terremoto dell’Aquila attraverso i filoni
delle indagini giudiziarie, dei mancati allarmi e dei contraccolpi sull’economia cittadina e regionale. Ha collaborato con La Stampa e la Rai.
Ha già pubblicato “3.32 L’AQUILA Gli allarmi inascoltati” (ed. Tracce).
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