Giuseppe Martocchia
Non mi avrete mai

Edizioni Tracce, Pescara 2008

Narrativa

pp. 280 € 16,00


 


 

 

 

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L’Autore, già noto per le sue poesie in latino (che hanno avuto importanti riconoscimenti) e per il suo impegno in campo culturale, ci offre un’opera narrativa di rara efficacia, sia per la forma letteraria scorrevole, che dal punto di vista della trama, in cui si articolano storie coinvolgenti e drammatiche.

Un vero e proprio thriller, quindi, che ruota intorno al casuale ritrovamento di un codice antico che potrebbe nascondere un diario inedito di Publio Ovidio Nasone e forse persino le indicazioni per il ritrovamento di un tesoro mitico...

Romanzo di grande scorrevolezza, vero e proprio cultural thriller che sorprende per i temi affrontati e per l’originalità dell’idea che lo ispira, il diario inedito di Ovidio a Tomi (la città dell’esilio), dal quale possono anche svilupparsi allusioni all’incisività delle questioni sociali e politiche nelle nostre vite quotidiane e al ruolo perverso delle ricchezze materiali, quasi fossimo prigionieri di una dimensione storico-sociale di cui siamo forse solo in parte consapevoli…

Al di là di possibili interpretazioni allegoriche e riflessioni che rivelerebbero aspetti determinanti del plot (non è il caso certo di esporli nella prefazione a un thriller!) va sottolineata anche la forza icastica dell’ambientazione, la cura delle descrizioni e la levigatezza della trama, che riescono a far emergere nitidamente la suspense e i riferimenti culturali all’interno di uno stile coerente e asciutto, incisivo e puntuale.

Da non dimenticare, in questa sintetica prefazione, i numerosi riferimenti alla regione di origine dell’Autore (e anche della casa editrice): l’Abruzzo, regione in cui nacque Ovidio, ed in cui si svolge la parte iniziale della trama… riferimenti certo non casuali, che valorizzano una regione fin troppo spesso dimenticata in campo nazionale e internazionale, nonostante la ricchezza dei suoi contributi artistici e culturali.

Il protagonista, un professore visto anche nei suoi aspetti quotidiani e nelle sue umanissime debolezze, nella sua apparente semplicità (ricca di cultura classica) diviene pertanto anche il simbolo di una precisa condizione umana e mostra come sia ricco di vicende e di emozioni, di sogni e di speranze quel mondo interiore che ci fa diventare soggetti e non oggetti della nostra fragile esistenza…

Ubaldo Giacomucci