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Mario Lunetta
Magnificat

Poema da compiere, todavía

Edizioni Tracce, 2013
Poesia - collana - Segni del Suono -
Prefazione di Francesco Muzzioli
pp. 112 - € 16,00
ISBN 978-88-7433-881-8
Dimensioni cm. 24x17




In copertina: Ennio Di Vincenzo, Farfallabirinto I,
1990 (acrilico su tela serigrafata, cm 80x110)


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Magnificat costituisce il terzo tempo del “poema da compiere, todavía”, i cui due primi movimenti hanno visto la luce in volume rispettivamente presso Manni, Lecce (La forma dell’Italia, 2009) e presso Tracce, Pescara (Formamentis, 2009).
La struttura del poema (in cui la presenza di una realtà come Roma, sfuggente ma da sempre introiettata da chi, come l’a., vi è nato e vissuto – anche se spesso mescidata con molte esperienze di viaggio) si affida ormai a una logica di sempre più invisibile consequenzialità narrativoallegorica e procede comunque per blocchi in apparenza random, molto eterocliti, molto disponibili – pur nella loro intransigenza – a aperture di confronto, tuttavia su una linea di raggelata ironia, e meglio si direbbe di sarcasmo, sdoppiamento continuo del soggetto, straniamento anche seccamente polemico (e perché no, “cinico”): sulla linea di quelle procedure di poesia dialettica (come all’a. piace definire la propria collocazione nell’ambito spesso così generico della cosiddetta poesia “civile”, o “politica”) che sempre più accentuatamente hanno caratterizzato il suo lavoro in versi. m.l.

Dalla prefazione di Francesco Muzzioli:

Una scrittura ininterrotta contro l’abitudine dell’orrore

Nella sua fase recente, diciamo all’incirca nell’ultimo decennio, la scrittura di Mario Lunetta – questa formidabile “scrittura ininterrotta” che senza posa attraversa tutti i generi, dalla poesia alla narrativa, dal teatro all’aforisma, dal saggio critico all’antologia e via dicendo – si è attestata su di una visione assolutamente disincantata e sarcastica della degradazione economica, morale e culturale del nostro mondo odierno. Diagnosi senza speranza, è vero, però lucida e attiva, che non conduce nel vicolo cieco della rassegnazione, né tanto meno alla rinuncia del silenzio, ma insiste a percorrere in lungo e in largo il panorama dell’orrore contemporaneo esercitando ad ogni passo la sua “scherma fantastica” (la fantasque escrime di cui parlava Baudelaire) contro la moltitudine delle storture e delle stupidità sociali. Chi supponesse che questa poesia “virata al nero” diventi monotona, perché la lingua andrà sempre a battere per forza là dove il dente duole, sarebbe in errore. Non è affatto così, sia perché all’uniformità dell’omologazione imperante risponde una corrispettiva diffrazione e variazione stilistica; ma soprattutto perché il divenire abitudine dell’orrore (il fatto che ormai ne siamo anestetizzati e l’ennesimo scandalo provoca una sensazione di déjà vu), non essendo altro che l’ispessirsi dell’orrore medesimo, è proprio il bersaglio che s’intende colpire. Naturalmente, nessun palliativo è accetto e nessuna facile illusione di orizzonti luminosi o di carismatici messia in arrivo, né tanto meno di “luci in fondo al tunnel”. I margini di manovra sono assolutamente stretti – Lunetta lo sa bene, in un panorama dove i pochi compagni di lotta stanno scomparendo ad uno ad uno – e sono tutti nei termini di un minimo “tuttavia”, o “todavía” come ormai preferisce dire l’autore, al modo di un donchisciottesco hidalgo.



Mario Lunetta è nato a Roma, dove vive.
Tra le sue opere recenti:
Poesia:
Roulette occidentale (2000); Magazzino dei monatti (2005); Bacheca delle apparizioni, con quattro liografie di Luigi Boille (2005); Mappamondo & altri luoghi infrequentabili (2006); Nitroglicerina per ermellini, con cinque acqueforti-acquetinte e un rilievo di Bruno Aller (2007); Videoclip, con tre acquerelli e un rilievo di Cosimo Budetta (2007); Cartastraccia (2008); La forma dell’Italia (2009); Formamentis (2009).
Narrativa:
Montefolle (1999); Soltanto insonnia (2000); Figure lunari (2004); I nomi della polvere (2005); La notte gioca a dadi (2008).
Saggistica:
Et dona ferentes: sindromi del moderno nella poesia italiana da Leopardi a Pagliarani (1996); Le dimore di Narciso (1997); Invasione di campo: progetti, rifiuti, utopie (2002); Liber Veritatis (2007); Depistaggi (2011).
Critico letterario e d’arte, Mario Lunetta ha collaborato e/o collabora a: “l’Unità”, “Il Corriere della Sera”, “Il Messaggero”, “Rinascita”, “La Rinascita della Sinistra”, “Il manifesto”, “Liberazione”, e a numerose riviste italiane e straniere. Suoi libri e singoli testi sono tradotti in diversi paesi del mondo. È stato Presidente del Sindacato Nazionale Scrittori. Ha vinto numerosi premi ed è stato due volte finalista al Premio Strega (1977, 1989). Nel 2006 gli è stato conferito il Premio Alessandro Tassoni alla carriera.