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Lillo Di Mauro
Briciole da terra
di-versi amori

Edizioni Tracce, 2015
Poesia collana "Anamorfosi"
Presentazione di Marcia Theophilo
Postfazione di Nichi Vendola
Appendice di Daniele Cenci
pp. 112 - € 12,00
ISBN 978-88-99101-42-8
Dimensioni cm. 21x14,5





In copertina: Amore che piange sulla tomba di psiche, di Roberto Ferri


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Dalla presentazione di Marcia Theophilo:

Il poeta è un diverso. Lo è perché diverso è lo sguardo con cui guarda il mondo, la vita. Ed è impegnato davvero diversamente, come testimone che guarda sì, ma non dall’alto; piuttosto come chi si affaccia alla finestra, alla porta, e riflette e lavora perché le parole siano più chiare, perché il canto sia colmo e fermo e restituisca l’armonia delle cose. E la capacità di sognare. In questa produzione, il carattere di momentaneità non compare solo a livello tematico, ma anche e soprattutto serve a porre l’accento sulla momentaneità stessa dell’atto dello scrivere. Tale registrazione, in un certo qual modo, ha un carattere casuale, ludico o persino tragico. Si gioca con la vita, con un reale che deve essere preso sul serio. Il senso umoristico e ironico sembrano essere l’unica via d’uscita. Identificata come uno dei gesti comuni della vita quotidiana, la sua è demistificata attraverso tutti gli avvenimenti della vita. Accecata dalle immagini sorprendenti del quotidiano, non produce giudizi, ma visioni. In prossimità delle circostanze, l’opera si confonde con esse, segnalando il loro carattere. Cosi la poesia acquista peso come registrazione e come oggetto trasmissibile. L’istinto musicale, il suo lirismo ribelle disordinato si esprime nei ritmi da lui stesso creati tanto nelle sue poesie più lunghe quanto nei suoi brevi arrangiamenti musicali di parole. La mano esita ogni volta che si incontra con il foglio bianco, non si tratta di un incontro casuale: è attraverso un atto deliberato di volontà, desiderio e impulso di scrivere. Dall’altro lato del foglio ci sono tutte le poesie che aspettano di essere scritte, che esistono ancora e che per questo aspettano di essere scritte. Anni ed anni di sforzo quotidiano, ma in questa arte l’apprendistato non si forma per accumulo. Non è sufficiente conoscere la strade percorse e andare oltre. Bisogna rifarle. Ma la poesia ha una sapienza che non si accumula né si trasmette. Poeta non è quello che sa quello che sa ma quello che fa. In questo flusso comune: fare e rifare i versi, leggerli, riscriverli, scriverli e riscriverli. La poesia è l’esercizio di esercizi. Tutto il poeta è un esercizio di poeti e sa giocare con le parole: il passato germoglia nel presente e nel futuro. La poesia vuole essere sempre ribelle. [...]


Dalla post-fazione di Nichi Vendola:

La luce di un sole invisibile illumina, abbaglia, brucia le parole che cercano un senso, il senso delle cose che sono accadute e che accadranno: le parole che scoprono parole, che inventano silenzi, che cumulano o disvelano memorie, che disegnano cosmogonie sempre nuove e sempre antiche. Lillo di Mauro gioca d’azzardo con i fonemi e i sintagmi della sua lingua poetica, scommette se stesso, si spiazza per troppo amore, si smarrisce e si ritrova nell’assonanza lieve o nel pentagramma classico di un lirismo intimistico, si chiude nell’angolo di un eros scritturale che è dolente felicità e poi si consegna al fluire del tempo, al ritmo spezzato dei giorni, alla rima sperduta che torna come un sommesso rimorso. La parola ci nomina e ci salva, questo sembra il fil rouge che cuce con sapienza i giorni e le notti del “Canzoniere”, tutto il passato e tutto il futuro centrifugati in questo presente che ci divora. La fuga e la fugacità sono la polpa della nostra fragilità: ma basta mordere quella polpa per tornare a gustare il sapore che non è nella carta, o nelle sue macchie d’inchiostro, ma nella vita che ci alita dentro. E tutt’intorno, o magari tutto dentro allo sguardo del poeta, una fioritura continua, parole che germogliano, divinità botaniche che cantano bellezze e stupori incontaminati: la betulla, il cedro, il sambuco, il platano, il trifoglio, il tiglio, il giacinto, il lauro, l’anemone, la rosa, il mirto. Boschi e giardini sono le parole che ci seducono, che ci innamorano, che ci dannano, che ci liberano il cuore. Come dice Lillo di Mauro in un verso struggente, in una sorta di sintesi matura di tutte le adolescenze della nostra vita: “E lascia che avvengano/ cose indicibili e fiere:/ l’incontro con la notte e il giorno/ col pericolo e la moltitudine di stelle”. Appunto: sono cose “indicibili e fiere” i nostri rimpianti o le nostre speranze.


Lillo Di Mauro è nato a Sutri (Viterbo) sessanta anni fa.
Sin da adolescente è attratto dalla poesia e dalla letteratura. Leggeva “
Ragazzi di vita” e scopriva con Pasolini il mondo intorno. La lezione del più grande intellettuale sociale costituisce il background scolastico, la traccia dentro la quale si snoda la sua esistenza.
La sua diversa sensibilità è cresciuta dentro i nuovi spazi aperti dalle lotte emancipatrici degli anni 70. L’idea forte della lotta contro l’omologazione sociale dei comportamenti, introdotta dal sistema capitalistico dei consumi, nel quale tutto viene mercificato, descrive l’impegno che ha preso nei luoghi dell’arte e della poesia, della società e della politica.
Ha scritto poesie, ha partecipato a spettacoli teatrali quali
Un sogno preso per la coda tratto da un romanzo di Garcia Lorca, con la regia di Dominot, definito dalla pagina dedicata alla cultura di Repubblica «una piccola perla dell’avanguardia italiana (…), un gesto per P. P. Pasolini» dedicato alla morte del poeta.
Dall’incontro con Sandro Bartolucci e i poeti dell’avanguardia reatina, è nato il suo primo ciclo di poesie
Nel silenzio…intrecciando pensieri (1981).
Per il Comune di Roma ha lavorato alla realizzazione di laboratori teatrali.
Da sempre inserito nella realtà sociale, ha sentito il bisogno di partecipare come omosessuale alle lotte per i diritti e al riconoscimento del valore delle differenze. Ciò gli ha permesso di incontrare e collaborare con il primo circolo di intellettuali e artisti: Marco Bisceglie, Francesco Gnerre, Marco Mattolini, Giovanni Forti, Sandro Bartolucci, Vanni Piccolo, Marco Sanna, Andrea Pini.
Negli anni ottanta ha pubblicato altre tre raccolte di poesie,
Rispetto del tempo (1983) Malia del vento (1985) e Come un soffio (1989), a cui hanno collaborato Sandro Bartolucci e Corrado Levi. La sua ultima raccolta Gabbie (Edizioni Tracce 2007) è stata presentata alla Feltrinelli International nell’ambito delle iniziative culturali per il Gay Pride.
Ha scritto e curato il tributo a Pier Paolo Pasolini
Dove acqua di Tevero s’insala, reading poetico a tre voci, coro e fiati, e il reading tatrale Patroclo e Achille.
Grazie al contributo fondamentale di idee e di umanità di Leda Colombini, ha capito l’importanza di assumere l’impegno di operare nel settore della reclusione per contribuire alla democratizzazione della pena e al recupero sociale e umano delle persone detenute e per questo ha curato e organizzato numerosi progetti per il reinserimento sociale e progetti socio–culturali di particolari categorie come detenuti, minori a rischio, anziani e diversamente abili.
Dal 1987 è socio della Cooperativa Cecilia, responsabile dell’Area giustizia e direttore del “Centro Giovani La Bulla”.
Come Presidente della Consulta Permanente Cittadina per i Problemi Penitenziari del Comune di Roma, ha organizzato e realizzato il Piano Permanente per il Carcere del Comune di Roma su incarico del Sindaco Walter Veltroni, ha curato e coordinato il Piano per l’inserimento in lavori di pubblica utilità per i condannati dal giudice di pace.
Da oltre quindici anni si interessa della promozione della genitorialità in carcere e dei diritti dei figli dei detenuti e ha ideato e realizzato otto ludoteche in altrettanti carceri del Lazio per accogliere i figli dei detenuti che si recano in visita, con l’associazione di volontariato
A Roma Insieme. Con la Presidente Leda Colombini ha realizzato importanti iniziative ed elaborato proposte di legge perché “nessun bambino varchi più la soglia di un carcere”.
Presidente della cooperativa sociale
Gaia per assistenza ai malati di AIDS, presidente della cooperativa APE per il reinserimento lavorativo di detenuti e detenute, presidente dell’associazione culturale “Il Nuovo Lavatoio”, presidente dell’associazione culturale “Futuro anteriore”, vice presidente dell’associazione di volontariato A Roma Insieme – Leda Colombini, presidente della cooperativa Arcobalena – progetti ed eventi, coofondatore del Forum Nazionale per la tutela della salute dei detenuti, ecc…