Gian Manlio Gianturco
Chiaroscuri

Edizioni Tracce, 2010
Poesia
Collana "Anamorfosi"
pp. 88
€ 10,00
ISBN 978-88-7433-392-9
Dimensioni cm. 21x14.5

 


In copertina: Guido Reni, San Michele Arcangelo,
1935, Roma (Chiesa dei Cappuccini)




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Gian Manlio Gianturco, poeta e scrittore, è nato a Santa Maria Capua Vetere (CE) e vive a Roma.
Laureato in giurisprudenza, ex dirigente, ha, tra l’altro, prestato servizio presso l’Ufficio Legislativo del Dipartimento della Funzione Pubblica, terminando poi la sua carriera come dirigente del Dipartimento del personale di un noto ente previdenziale privatizzato.
Ha collaborato e collabora con diverse riviste. Suoi articoli sono apparsi ne “
Il foro amministrativo” mensile della Giuffrè e nella rivista “Il Borghese”.
Ha già pubblicato varie raccolte di poesia:
Mirabilia. Dall’antica Roma ai giorni nostri (Ragusa 2000), Ieri, oggi, domani… chissà (Roma 2001), Sogno dopo sogno (Roma 2002), Pioggia di cenere (Napoli 2002), Assonanze (Roma 2004), C’era un domani (Roma 2004), Non sine sole (Roma 2006), Quartine dello scontento popolare (Roma 2007), Canzoniere in pillole (edizioni Tracce - Pescara 2008); nonché i volumi di racconti e saggistica: Dialoghi con l’essere (Napoli 2003), Dei poetici furori (Roma 2005) e Vademecum per tempi postmoderni (Roma 2006).
Ha ottenuto diversi riconoscimenti in premi letterari, tra cui, da ultimo, per la silloge poetica “
Canzoniere in pillole” menzione d’onore e targa ricordo per la poesia edita al premio Histonium 2009. Indirizzo email dell’autore: g.gianturco@alice.it



Dalla Prefazione dell'Autore:

Ci si può innamorare dell’amore? E in che modo accade? Come si può raggiungere uno stato di perenne innamoramento e a chi tocca questo incredibile privilegio? Non si oppone inesorabilmente a questo stato di sublimazione della realtà la nostra stessa condizione umana ed il mondo circostante così refrattario a vivere poeticamente?
Questa raccolta di poesia più che una risposta offre una proposta di vita suscettibile di scomporsi in varie articolazioni, ma che non manca di avvalersi di una precisa bussola di riferimento.
Tutti hanno avuto un primo innamoramento e si sono sentiti in quel momento le persone più felici al mondo, ora si tratta appunto di ritrovare in se stessi quella particolare, ineguagliabile condizione di gioia e benessere, di non pensare di averla inevitabilmente perduta col trascorrere del tempo, ma di poterla riconquistare e mantenere sempre viva. Nessuno pensa seriamente a questa possibilità, soprattutto da una certa età in avanti [...]. Lo fanno invece con estrema naturalezza due categorie di persone: i santi e i poeti. Però poiché si tratta in fondo di far proprio un certo stato d’animo in cui riconoscere stabilmente se stessi, in questo senso lo stato di perenne innamoramento è raggiungibile da tutti, basta darsi da fare partendo da una considerazione basilare, l’unico fondamentalismo accettabile in tempi come quelli odierni in cui si marcia speditamente verso la nuova epoca della globalizzazione planetaria, è il fondamentalismo dell’amore. Ed i santi ed i poeti sono per l’appunto gli unici tra i tipi umani ad essere ben consapevoli di ciò ed allora, a seconda delle predisposizioni di ciascuno, cerchiamo tutti di farci un po’ santi o un po’ poeti.
Quale è il comune denominatore che unisce queste due categorie di persone, per certi versi così diverse le une dalle altre? A mio avviso la capacità di continuare a stupirsi e a meravigliarsi di fronte alla incommensurabile vastità che ci circonda. Questo il seme che abita tutta l’umanità e che se riesce a germogliare ed a crescere può produrre i frutti dell’innamoramento permanente ed una vita consacrata in certo qual modo all’amore. [...]
Lo spirito della poesia continua ad albergare nel profondo del cuore di ogni uomo ed ogni tanto qualche poeta nel tentativo di resistere alle deformanti sollecitudini dell’odierno mondo relativista e tecnologico, riesce a cogliere attraverso i suoi versi il vero senso dell’epoca in cui ha vissuto e a tramandarlo ai posteri. Per quanto mi riguarda io canto l’uscita dall’epoca oscura della postmodernità e l’ingresso in quella luminosa di una globalità planetaria finalmente a misura d’uomo, aperta alla speranza di potersi ritrovare un domani nello stato di eterna meraviglia che ci si attende dalla contemplazione dell’artefice dell’universo.

 

 


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