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Introduzione a modo mio…
“Eccola, è lei, sì, è proprio lei!…” esultai piena di gioia ed emozione rivolgendomi ad Alexandra,
l’amica cretese che, con due ventagli in mano, mi accompagnava al Museo Archeologico di Iraklion.
Ed era davvero “lei”, quella statuetta in maiolica ambrata che avevo sempre ammirato sui libri di scuola:
la dea dei serpenti.
Seni al vento e arioso corpetto in un topless di ampio respiro, gonna a balze da statico e dilatato
can can, occhi sgranati, braccia allargate e nelle mani, due piccoli flessuosi serpenti,
(il male e l’uomo, dominati dalla sua splendida sensualità?). Chi può dirlo! Sulla testa la spietata pantera,
padrona delle belve.
Una simbologia, dunque, tutta da scoprire. Un mistero da interpretare con diletto. Intreccio di moderno e antico,
di sacro e profano, di luce e mistero. Sguardo spalancato sul mondo di oggi con la grazia e la sapienza di quello di ieri.
Serenamente distesa in un deposito del tempio di Cnosso: così fu ritrovata, come una bambola dimenticata
nell’angolo buio della storia ed immersa nel sonno profondo e recondito di trentasei secoli. E con la quale forse
giocava, sulla riva del mare di Poseidon, una dea un po’ bizzarra.
Rappresenterà un’ascetica sacerdotessa delle grotte, una lasciva donna di alto rango, una prorompente volteggiatrice
sul toro o solo una ragazza spregiudicata giunta fino a noi per testimoniare la sua magnifica e
policroma civiltà?
Questo mi chiedevo perplessa, sapendo che tutto può diventare verosimile in un’isola vibrante, modello di vita
tonica e amabile.
Ma “lei”, in fondo, è ciò che ci piace credere: l’enigmatica creatura del mitico universo minoico
che si misura con l’ignoto del nostro tempo nel desiderio di evocare l’eterna giovinezza.
Perché la sua innocenza e la sua lungimirante verità possano lasciare una traccia indelebile a noi che,
nella attivazione dei sensi e nella promessa di libertà, ne rimarremo per sempre umanamente segnati.
“L’indifferenza è inferno senza fiamme.
Ricordalo scegliendo
fra mille tinte il tuo fatale grigio.
Se il mondo è senza senso,
tua è la vera colpa.
Aspetta la tua impronta
questa palla di cera”.
*(nota 1)
1. M. L. Spaziani “Aspetta la tua impronta”, da “La stella del libero arbitrio”, 1986 “Incontri con la
poesia italiana del Novecento” di L. De Angelis e C. Donatelli Noble, Ed. Tracce, Pescara 2008.
Paola Di Biase D'Ilio
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