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Paola Di Biase D'Ilio
Kappa Due

Kennedy e Krusciov scalatori della pace

Edizioni Tracce, 2013
Saggistica collana Synthesis
pp. 88
€ 12,00
ISBN 978-88-7433-903-7
Dimensioni cm. 21x14,5




In copertina: Rira D'Emilio, Universi paralleli (olio su tela, 50x70)




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Dall'introduzione autobiografica:

Ero solo una dodicenne “politicamente distratta” la prima volta in cui sentii scandire l’altisonante nome di “Krusciov”.
A pronunciarlo, con una certa e immotivata enfasi, mio padre mentre contemplava compiaciuto le immagini sprigionate dal nostro televisore nuovo fiammante: uno stregato scatolone nero e grigio, ai miei occhi finestra sconfinata sugli orizzonti degli italiani in quella che si profetizzava come la nuova éra dei mezzi di comunicazione di massa.
E comunque quel personaggio sovietico sarebbe rimasto al di fuori dei discorsi giovanili ancora per molto tempo, al contrario di “Kennedy”, le cui aitante prestanza fisica e l’aria scanzonata affascinavano non poco le ragazzine come me.
Furoreggiavano i Beatles, il rock, il cinema western, il boom economico, e l’America sembrava più vicina ai costumi, alla cultura e al pensare immaginifico dell’Italia postbellica. Questa forse l’irrazionale spiegazione del favoritismo.
L’Unione Sovietica invece, con il suo impronunciabile lessico e le tormentate vicissitudini rivoluzionar-bolsceviche evocava ideologie imbalsamate, desolate lande ghiacciate pressoché sconosciute alla maggior parte dei viaggiatori, dei politici, dei cantanti e perfino degli autori di testi scolastici.
Chi infatti, intorno al ’60, avrebbe mai preferito soggiornare a Odessa piuttosto che a New York, a Yalta invece che a Miami? Quanti studenti politicizzati sarebbero sfilati in un corteo di contestazione manifestando al suono della balalaika piuttosto che con la musica di Bob Dylan?
Oggi, a distanza di cinquanta anni, tutto in verità ci appare meno antitetico e indecifrabile storicamente.
Quei due uomini, il primo anziano e afflitto da calvizie e l’altro col ciuffo sbarazzino sulla fronte, furono i protagonisti assoluti del secolo scorso. Scalando con forza ed autorevolezza il K2 della pace e della distensione globale.
Dividendo l’opinione pubblica, si adoperarono, ciascuno a proprio modo da Est e da Ovest, affinché la terrificante esperienza del conflitto mondiale non si dovesse protrarre ancora per decenni, lasciando agonizzante quella società internazionale che ormai si andava autodefinendo moderna e civilizzata.
Perché questo era il fermo convincimento comune di allora: nessuno avrebbe più sollecitato o subìto guerre. Di alcun genere. Né calde né fredde.