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Debora Ricci
Esitazione

Edizioni Tracce, 2013
Poesia collana "Anamorfosi"
Prefazione di Ubaldo Giacomucci
Postfazione di Anna Spissu
pp. 88 - € 12,00
ISBN 978-88-7433-911-2
Dimensioni cm. 21x14,5




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Dalla prefazione di Ubaldo Giacomucci:

L’Autrice dimostra la necessità di un “pensiero poetico” che sia profondo e autentico, vero attraversamento della psiche grazie all’arte della parola, in una posizione a metà strada tra la teorizzazione della “logopea” di Ezra Pound e “l’accrescimento della vitalità” teorizzato dal Leopardi e, in altra chiave estetica, da Alfredo Giuliani della prefazione all’antologia de “I Novissimi”.
Sul piano dei contenuti, l’Autrice ci offre emozioni e riflessioni esistenziali particolarmente nitide, che colpiscono il lettore per concretezza e forza icastica.
Si esalta così, attraverso la forma espressiva, la tensione evocativa del dire, in un alternarsi di allusioni e di disvelamenti che dà forza metaforica al dettato poetico.


La mia nuova casa
ha una porta sghemba
si apre per ogni colpo di tosse
e lascia entrare i rumori della notte

sono i figli rimasti orfani
che mi tengono sveglia



Dalla postfazione di Anna Spissu:

Il libro di Debora Ricci esplora, in una dimensione a tratti fiabesca e a tratti surreale, l’esistenza di un “altrove” non meno reale del mondo quotidiano, un luogo di silenzio e di pace (“sono felice dentro questo silenzio”), dove la nostra natura più intima possa manifestarsi, dove possiamo esistere così come sentiamo profondamente di essere (“credevo di avere la natura delle nuvole / credevo che il sole fosse mio compagno”). Quello che colpisce, da subito, nelle poesie dell’Autrice, è che questo “altro mondo” è immediatamente percepito da chi legge come tangibile. Da qualche parte esiste (“ecco un luogo che tutti annoia / un regno di luce, una luce che abbaglia”, “un elce accosta i suoi rami alle finestre”, “nemmeno gli animali osano avventurarsi quassù”). Ma non sono solo le immagini poetiche a indurci a questo pensiero, è anche la lingua usata da Debora Ricci, con l’uso frequente del participio passato e l’assenza, o meglio, la presenza immaginata o sottintesa del soggetto, non sempre esplicitato. Come se il mondo descritto non ne avesse bisogno in quanto reale e conosciuto. Così questa realtà, pur difficile da raggiungere (“L’approdo non è sicuro / ho alcune certezze / alcuni punti sicuri nella mappa delle emozioni / il resto fluttua spinto dai venti”), diventa tanto concreta quanto fragile, tanto vicina quanto talvolta inarrivabile, e visibile solo da un vetro opaco (“Eccole sulla spiaggia / le mie anime assenti”, “Dal vetro opaco della stanza / le osservo con nostalgia”).


Debora Ricci è nata e vive a Vicarello (LI).
Ha pubblicato la raccolta di poesie Stanze vuote (Paideia Edizioni, Firenze 2000), con prefazione del professor Giuseppe Stolzi, che ha vinto il premio Nuove Lettere Opera prima 2001, ed è risultata finalista al Premio Camaiore 2000, sezione Camaiore - Proposta.
Ha pubblicato poesie su antologie di premi letterari e nell’antologia Florilegio (Lepisma Edizioni, Roma 2008).
Sue poesie sono apparse sulle riviste: “Le Voci della Luna”, “L’area di Broca”, “Tratti”, “Nuova Marginalia”.
Ha ricevuto anche riconoscimenti per la poesia inedita, fra i quali: seconda classificata al Premio Nuove Scrittrici 1998, segnalazione al Premio internazionale Eugenio Montale 2000, al Premio Renato Giorgi 2012 e al Premio internazionale di letteratura Alda Merini 2012.