
In copertina:
John Frederick Lewis, The Hosh Courtyard of the Coptic Patriarch, (particolare), Il Cairo
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Dall'introduzione:
Nata in Egitto nel 1950 da una famiglia musulmana
appartenente alla borghesia intellettuale del paese, Ahdaf Soueif
è scrittrice e saggista. Trascorre l’infanzia in Inghilterra, [...] dove attualmente
vive, e dove completa gli studi post-laurea.
Sin dalla pubblicazione delle due raccolte di racconti Aisha (1983), finalista per il “Guardian Fiction Prize” e Sandpiper (1996), vincitore del premio “Cairo International
Book Fair Best Collection of Short Stories”, la scrittrice ha occupato un posto di particolare interesse nel panorama letterario inglese ed egiziano.
Nel 1992 appare il romanzo In the Eye of the Sun, ma è The Map of Love del 1999, finalista per il “Booker Prize”, che le dà fama internazionale.
Il presente lavoro prende in esame, attraverso l’analisi di The Map of Love, forme ed esiti narrativi del disagio identitario dei personaggi femminili di Soueif
(divisi tra Egitto e Inghilterra di Ottocento e Novecento), sulla base di assunti e percorsi dell’ambito critico e creativo degli studi postcoloniali, ai quali, peraltro,
la scrittrice si richiama.
Questo studio mira a sviluppare un’analisi delle precipue soluzioni (non pacificanti) di Soueif, attraverso una messa a fuoco di stilemi e temi di rilievo dell’opera
dell’autrice (ribaltamento dello ‘sguardo’ interpretativo, decostruzione di stereotipi, giustapposizioni di piani temporali, contaminazioni linguistiche e revisione di
generi letterari del canone inglese). Temi e stilemi che si collegano a questioni ancora aperte all’interno del dibattito sulla necessità politica di relazioni interculturali e
interetniche non asimmetriche (nonché sulle ragioni storiche delle presenti conflittualità), sul ruolo delle rappresentazioni stereotipate dell’‘alterità’ orientale (nel confronto
con la tradizione occidentale) e sulla revisione (e trasmissione) letteraria e culturale di queste ultime nella contemporaneità.
L’indagine è orientata, altresì, verso i diversi processi di presa di coscienza, da parte delle protagoniste, delle specifiche forme di una crisi identitaria che viene narrativamente
differenziata per piani temporali, contestuali e generazionali. Sono tutte esperienze, tuttavia, nelle quali la ricerca dei personaggi femminili,
che segue alla loro consapevolezza, rimane narrativamente una questione irrisolta giacché, ogni volta, esse si posizionano in una zona instabile al confine tra le culture inglese e egiziana.
L’aspetto principale dell’approccio di Soueif è costituito dal fatto che, sia sul piano critico sia su quello narrativo, l’autrice è mossa dall’intento di destrutturare
il meccanismo rappresentativo occidentale che ricorre all’utilizzo di stereotipi che contribuiscono alla costruzione di un’‘alterità’ ‘inferiorizzata’ (in linea
con le elaborazione teoriche di Edward Said), secondo paradigmi identitari asimmetrici ancora vitali.
[...]
L’opera, nella sua denuncia degli effetti, anche nel presente, della politica imperialista, tende a svelare le forze di potere in gioco che regolano gli attuali scenari bellici.
Il tipo di teorizzazione elaborata da Soueif, nella raccolta di saggi Mezzaterra e articolata creativamente nella sua narrativa, riconduce i modelli rappresentativi alle contingenze
storiche e politiche che ne hanno determinato la costruzione culturale, denunciando al contempo la politica contemporanea di mantenimento e riutilizzo di stereotipi decontestualizzati, al
fine di mostrare come gli arabi, i musulmani ed, in particolare, i palestinesi appaiano contrassegnati, ancor oggi, nelle raffigurazioni dominanti, da un’‘alterità’ omologata predefinita in
termini razziali ed etnici.
Lo scopo di Soueif, attraverso tale analisi e attraverso la sua narrativa, è di riposizionare le donne egiziane, in particolare, nel loro contesto storico, culturale e sociale, dando,
in tal modo, voce a tali figure assenti nella tradizione letteraria inglese.
I riferimenti teorici e metodologici, ai fini di questa indagine, sono relativi a tesi e ipotesi significative delle correnti critiche
del femminismo occidentale, degli studi postcoloniali e delle posizioni femministe all’interno di questi ultimi. La riflessione
intende mettere in risalto il carattere oppositivo delle figure ottocentesche di The Map of Love rispetto alle modellizzazioni
identitarie presenti nella discorsività imperialista dell’Inghilterra dell’Ottocento. [...]
Il volume contiene l'intervista a Ahdaf Soueif
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