
In copertina:
Disegno di Roberta Ranalli
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Dalla prefazione di Lidia Menapace:
La prima impressione che colpirà coloro che leggeranno Stucchi dorati e teschi sarà lo stupore per
la straordinaria qualità della scrittura, dunque del veicolo fondamentale di qualsiasi opera di narrativa.
La scrittura molto elegante, segno di ampia e varia cultura non è però affatto ostentata anzi sorretta da un sorriso
che la pervade,come per alleggerire la “nobiltà” dell’eloquio, interrotto e mischiato (“mescidato” si sarebbe detto
nel linguaggio del tempo qui narrato) da cali plebei e inserti da Suburra. E dice di per sé il mondo confuso,
mescolato, incerto di un passaggio fondamentale della storia attraverso le vicissitudini di molti personaggi popolani
e nobili, storici e di fantasia, colti e ignoranti, “normali” e non, rivoluzionari e conservatori, in un momento
cruciale della storia di quell’aggregato molteplice e variegato che è lo Stivale. Si conclude infatti con una
magnanima grazia data da Cavour alla principale figura del romanzo Dafne Grimaldi librettista d’opera, reclusa nelle
carceri borboniche, conoscitrice di Shahespeare e seguace politica di Campanella. Il mondo, mai pedantemente
narrato e sempre fortemente evocato, è quello del Regno di Napoli e della straordinaria cultura filosofica, giuridica
e teatrale, con tutte le intrecciate contraddizioni sociali, e nel contempo la piena immersione nella cultura europea
più avanzata. Sicché la tradizionale quèrelle su nord e sud del nostro paese è bellamente messa in scena a capìta
subito: Napoli è il crogiolo di molte culture, vi arriva un musicista portoghese, vi abita un baro irlandese, vi si
mescolano donne di malaffare e streghe garantite, ricche gentildonne e cantanti in cerca di mariti ricchi, domestiche
affezionate e complici, persone perseguitate che esulano avventurose a Londra. Una girandola di vicende narrate
con rara maestria: ci si immerge via via nell’atmosfera e ci si ritrova a correre di notte su carrozze clandestine,
ad ascoltare musica al san Carlo, a vedere delitti passionali freddamente meditati, a rivedere polverosi costumi di
scena fatti diventare abiti da cerimonia (l’attenzione al vestire e al trucco così precisamente trattati è una bella
novità di una scrittura di donna), innovando di continuo. Del resto come resistere ai colpi di scena in un mondo che
è tutto un teatro? Insomma un grande ardimento culturale e anche esistenziale, dato che la giovane autrice
affronta i massimi sistemi, le vicende umane più importanti, le grandi correnti culturali attraverso l’opera in
musica, un test fondamentale della civiltà italiana; e anche le vicende, le passioni, le inclinazioni, le pratiche
sessuali di ogni genere con penna ferma e grandissimo equilibrio, senza una sola sbavatura di morbosità né reticenze
ipocrite. Straordinario e poco frequente anche nella letteratura dichiaratamente meridionale aver colto la tolleranza
condita di un po’ di disprezzo del popolo di Napoli verso gli “irregolari”.
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