Margherita Cordova
Stucchi dorati e teschi

Edizioni Tracce, 2008
Narrativa
pp. 192
€ 12,00
ISBN 9788874335404
Dimensioni cm. 21x13

 


In copertina: Disegno di Roberta Ranalli





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Dalla prefazione di Lidia Menapace:

La prima impressione che colpirà coloro che leggeranno Stucchi dorati e teschi sarà lo stupore per la straordinaria qualità della scrittura, dunque del veicolo fondamentale di qualsiasi opera di narrativa.
La scrittura molto elegante, segno di ampia e varia cultura non è però affatto ostentata anzi sorretta da un sorriso che la pervade,come per alleggerire la “nobiltà” dell’eloquio, interrotto e mischiato (“mescidato” si sarebbe detto nel linguaggio del tempo qui narrato) da cali plebei e inserti da Suburra.
E dice di per sé il mondo confuso, mescolato, incerto di un passaggio fondamentale della storia attraverso le vicissitudini di molti personaggi popolani e nobili, storici e di fantasia, colti e ignoranti, “normali” e non, rivoluzionari e conservatori, in un momento cruciale della storia di quell’aggregato molteplice e variegato che è lo Stivale. Si conclude infatti con una magnanima grazia data da Cavour alla principale figura del romanzo Dafne Grimaldi librettista d’opera, reclusa nelle carceri borboniche, conoscitrice di Shahespeare e seguace politica di Campanella.
Il mondo, mai pedantemente narrato e sempre fortemente evocato, è quello del Regno di Napoli e della straordinaria cultura filosofica, giuridica e teatrale, con tutte le intrecciate contraddizioni sociali, e nel contempo la piena immersione nella cultura europea più avanzata.
Sicché la tradizionale quèrelle su nord e sud del nostro paese è bellamente messa in scena a capìta subito: Napoli è il crogiolo di molte culture, vi arriva un musicista portoghese, vi abita un baro irlandese, vi si mescolano donne di malaffare e streghe garantite, ricche gentildonne e cantanti in cerca di mariti ricchi, domestiche affezionate e complici, persone perseguitate che esulano avventurose a Londra.
Una girandola di vicende narrate con rara maestria: ci si immerge via via nell’atmosfera e ci si ritrova a correre di notte su carrozze clandestine, ad ascoltare musica al san Carlo, a vedere delitti passionali freddamente meditati, a rivedere polverosi costumi di scena fatti diventare abiti da cerimonia (l’attenzione al vestire e al trucco così precisamente trattati è una bella novità di una scrittura di donna), innovando di continuo. Del resto come resistere ai colpi di scena in un mondo che è tutto un teatro?
Insomma un grande ardimento culturale e anche esistenziale, dato che la giovane autrice affronta i massimi sistemi, le vicende umane più importanti, le grandi correnti culturali attraverso l’opera in musica, un test fondamentale della civiltà italiana; e anche le vicende, le passioni, le inclinazioni, le pratiche sessuali di ogni genere con penna ferma e grandissimo equilibrio, senza una sola sbavatura di morbosità né reticenze ipocrite.
Straordinario e poco frequente anche nella letteratura dichiaratamente meridionale aver colto la tolleranza condita di un po’ di disprezzo del popolo di Napoli verso gli “irregolari”.


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