Giuliano Compagno
Bataille

Edizioni Tracce, Pescara 1994

Saggistica - Collana Maestri Occulti

pp. 208 € 10,33


 


 

 

 

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Georges Bataille nasce il 10 settembre 1897 a Billon, Puy-de-Dome, nella Francia centrale. Sua madre è di natura psichica instabile, suo padre è afflitto da una degenerazione da sifilide, ed è già cieco al momento del concepimento del figlio. Nel 1900 la famiglia Bataille si trasferisce a Reims. Qui Bataille riceve un'educazione rigidamente cattolica. Al momento dell'esplosione del conflitto mondiale madre e figlio sfuggono alla dominazione tedesca abbandonando il capofamiglia ormai completamente paralizzato che di lì a poco muore, infliggendo al figlio un insuperabile senso di colpa. Studia regolarmente ma girando diverse città, da Chartres a Parigi a Madrid. Medita di diventare monaco. Perde la fede a causa di un amore giunto a catastrofe a causa del suo rigore cattolico. Nel 1922, dopo un periodo di docenza all'Università di Madrid, ritorna a Parigi dove si impiega presso la Biblioteca Nazionale. E' un momento di elaborazione intellettuale senza precedenti per l'intellighentsia parigina. Bataille aderisce ai circoli in cui si viene formalizzando il credo surrealista, sotto l'egida di André Breton. Sposa l'attrice Sylvia Makles che, in seconde nozze, sarà moglie di Jacques Lacan. Il dissidio con Breton e il movimento surrealista non tarda ad emergere e presto la rottura è totale.
Un riavvicinamento con un intellettuale del gruppo di Breton avviene al momento dell'avvento continentale del fascismo: insieme a Roger Caillois fonda la rivista "Contrattacco", in difesa dei valori comunitari traditi dal socialismo reale. Nel 1936 viene fondato il circolo esoterico de L'Acéphale e la sua versione essoterica, il Collegio di Sociologia i cui lettori sono di straordinaria caratura: tra di essi, Theodor Adorno, Walter Benjamin, Pierre Klossowski, Jean-Paul Sartre, Claude Levi-Strauss. Dieci anni dopo, Bataille è un guru filosofico e letterario assoluto. E' grazie al suo occhio preveggente che vedono la luce i primi lavori di Barthes, Derrida, Blanchot e Foucault. La tubercolosi che lo colpisce in questi anni, seppur curata, gli causa un indebolimento del sistema immunitario che lo conduce alla morte il 1962.
Per rendere omaggio a Georges Bataille bisogna raggiungere il piccolo cimitero di Vezelay e lì cercare una tomba assai spoglia, di marmo grigio, ai piedi della quale possano leggersi un nome e una data che la neve divora ogni inverno che passa. Sembra che il sentimento dell’abbandono vegli in qualche modo su quest’uomo dal volto perduto, dagli occhi chiari e di un altro mondo. Partecipare al silenzioso oblìo del suo corpo morto precipita nell’impossibile sbigottimento colui che abbia letto con passione, con attenzione, le sua pagine. E si comprende quanta verità si celasse dietro alla sua celebre frase “La morte, in un certo senso, è un’impostura”. Georges Bataille è una vita che manca a tutti. La sua esperienza interiore fu spartita tra amici e rivali, tra sostenitori e detrattori come un patrimonio comune. I contributi che egli ci ha lasciato restano a tutt’oggi il soffio di un’intelligenza che raramente transita nel mondo. Che si trattasse di filosofia o di letteratura, non importa più. Non c’era, nel suo pensiero, alcunché di ripetitivo, di interpretativo. Era la libertà al lavoro, era il lavoro che non poteva mai compiersi. Il pensiero ferito di Bataille non potrà mai essere rimarginato.