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Dalla postfazione di Ubaldo Giacomucci:
Non è facile proporre un testo molto originale in questo secondo decennio del terzo millennio, sia
per la varietà e il gran numero delle ricerche letterarie nella letteratura contemporanea, sia perché
proprio la volontà di ricercare il nuovo, l’inedito, ha permesso di esplorare tantissimi stili e linguaggi espressivi.
Tuttavia questo testo di Francesco Anello riesce nell’impresa di realizzare un testo creativo di notevole
originalità, con una peculiarità espressiva e una cifra stilistica ben definita.
Il filo (il-logico, forse scriverebbe l’Autore) lungo cui si dipana il testo è proprio una particolare
commistione di satira, umorismo e comicità, con effetti deflagranti sul piano del linguaggio.
Certo, la poesia ironica o addirittura il non-sense hanno da tempo diritto di cittadinanza nella letteratura
contemporanea, così come anche parte della narrativa sperimentale è riuscita spesso a raggiungere momenti spassosi e/o graffianti.
La ricerca di Francesco Anello diventa quindi un’operazione linguistico-lessicale che individua un’impostazione stilistica originale, ma soprattutto
una dimensione culturale di costante trasgressione, critica e messa alla berlina dei luoghi comuni,
delle convenzioni, degli atteggiamenti paludati e delle scritture più retoriche.
Con un’operazione di notevole incisività, l’Autore rielabora o decostruisce determinate forme di memoria
linguistica, che inserisce in un nuovo contesto, arricchito da una personale verve espressiva, caratterizzata sia dall’ironia che dall’autoironia.
Si staglia così nettamente una voce sonora ed evocativa, che supera forse persino le barriere e le distinzioni tra i generi, tra poesia e narrativa, tra
autobiografia e teatro.
Francesco Anello, attore e regista, vive e lavora ad Atri sua città natale, gestisce una scuola
di Teatro ed è il direttore artistico della compagnia Teatro Minimo Atri fondata nel 1977.
La passione per l’arte scenica la eredita dal padre e dal fratello anch’essi attori nonché autori.
A 13 anni inizia la sua avventura con il Teatro Minimo Atri e contemporaneamente frequenta numerosi corsi di formazione che gli
consentono di crescere professionalmente e di raggiungere un buon livello attoriale.
Nel 1998 viene scritturato dal Teatro Stabile Abruzzese dove ha come maestro il regista Lorenzo Salveti, dal quale apprende le tecniche
della regia.
In 31 anni di attività il suo curriculum è molto nutrito, avendo interpretato e diretto numerosi
allestimenti teatrali.
Due anni fa l’amica e collega Concetta Meri Leone ebbe modo di imbattersi in alcuni suoi scritti composti quasi per gioco, e, apprezzandoli
suggerì l’idea di raccoglierli per tentare una loro pubblicazione.
Così, a 44 anni, celibe, prova a cimentarsi con questa strana opera letteraria, che testimonia l’indubbio stato confusionale della sua inevitabile
gioconda costernazione.
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